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Arte Astratta. Un linguaggio universale

Dipinto astratto di una finestra con gocce di pittura

L’Arte Astratta. L’ispirazione dall’insicurezza post-bellica.

L’Arte Astratta trae ispirazione dall’insicurezza post bellica. Agli inizi del ‘900 dopo la fine della seconda guerra mondiale che, tra il 1939 ed il 1945 aveva ridotto in macerie gran parte dell’Europa. La gente sopravvissuta a privazioni, stenti, fame e malattie, provava un irresistibile desiderio di iniziare tutto daccapo. Era forte la volontà di vivere e di far vivere ai propri figli, una vita migliore, all’insegna della prosperità e della pace.

Dimenticare gli orrori della guerra. In special modo quella che allora rimaneva della grande Germania, dove il recente passato, quasi presente, pesava come un macigno sulla coscienza nazionale. Il regime nazista e in Germania e fascista in Italia, le brutture della guerra e l’olocausto, avevano sconvolto ogni riferimento a valori morali o etici. 

Gli artisti e l’arte in generale dell’immediato dopoguerra, dunque, è caratterizzata in Europa, dall’assenza di certezze e punti di riferimento. L’insensata e violenta politica repressiva nei confronti dell’arte e degli intellettuali in genere, aveva creato un grande impoverimento culturale. Numerosi artisti avanguardisti, come Chagall, Albers, Duchamp, Dalì ecc. fuggono alle persecuzioni della guerra ed emigrano negli Stati Uniti. A causa della notevole distanza dai teatri di guerra, gli effetti di essa erano molto blandi.

A differenza di quella europea epicentro degli scontri bellici, la situazione economica statunitense, era relativamente favorevole. Questo, consentì agli artisti emigrati dall’Europa di ottenere numerose e generose commissioni da parte dei grandi mecenati americani. In America il patrocinio delle arti in generale, era diventata una vera e propria tradizione.

L”Armory Show” del 1913, fece conoscere l’avanguardia europea del nuovo mondo. I cultori dell’arte della prima metà del XX secolo dimostrarono molto interesse per l’arte espressionista, cubista e surrealista. Apprezzarono con invidia il ricco scenario artistico europeo, la cui capitale acclamata degli artisti impressionisti era sicuramente Parigi.

1929 inaugurazione del MoMA

Nel 1929 a New York inaugurano il Museum of Modern Art dedicato interamente all’arte moderna. Esso è creato con capitali rigorosamente privati, con l’intento di colmare l’evidente divario artistico. Questo è percepito come mancanza culturale, ma anche, come disse la signora Rockefeller cofondatrice del museo, per “risparmiare gli artisti del tempo” a sottolineare il tragico destino del grande Vincent Van Gogh, il quale con la propria arte non era riuscito nemmeno a guadagnarsi da vivere.

Oggi, il Museum of Modern Art è uno dei più importanti e rinomati musei d’arte del XX secolo. Sulla scia di questa iniziativa dopo dieci anni dopo, fondano il Guggenheim Museum, a cui in prima battuta fu dato il nome di Museum of non Objective Art ma che vide successivamente un ampliamento e mutamento del carattere originario della collezione. Grazie a queste due grandi istituzioni e ad un folto numero di grandi collezionisti privati, la città di New York divenne la nuova capitale dell’arte mondiale subentrando a Parigi.

L’America porta alla ribalta l’Arte Astratta

Sicuramente grazie anche all’influenza esercitata dagli artisti europei immigrati, la scena artistica americana, sino ad allora trascurata a livello internazionale, assunse ben presto un ruolo guida. artistico mondiale portando alla ribalta l’Arte Astratta. Questa era già apparsa in Europa nel primo ventennio del secolo, con gli espressionisti Kandinskij e Paul Klee, e i costruttivisti del Bauhaus gli artisti dell’avanguardia russa e i surrealisti, che avevano aperto la strada ai successivi sviluppi. I reduci della fase classica dell’arte moderna funsero ora da anello di congiunzione tra il periodo pre e post bellico.

Dopo il 1945, in Europa, più per motivi di ideologia che estetici, si registrò un rifiuto nei confronti di qualsiasi forma d’arte oggettiva. Per un incontrollabile riflesso di difesa, si tendeva ad identificare ogni forma di rappresentanza oggettiva dell’arte nazional socialista o con il realismo socialista imposto nei paesi dell’Est quale canone obbligato dell’espressione artistica.

La pittura astratta, in virtù della sua apertura e dei suoi contenuti liberi da omologazioni e da vincoli, appariva come l’unico stile artistico adatto al “libero” Occidente. Inoltre, le raffigurazioni non figurative erano verosimilmente preferite a quelle realiste perchè quest’ultime, come nel caso delle opere di Carl Hofer, non potevano che mettere in luce tutta la miseria del dopo guerra. Negli anni Cinquanta perciò, l’arte astratta divenne lo stile dominante in tutto il mondo occidentale.

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