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Gustav Klimt – Albero della Vita

Gustav Klimt Fregio Stoclet

L’albero della Vita di Gustav Klimt nasce agli inizi del ‘900 da una richiesta del magnate Adolphe Stoclet; egli quale affidò, senza porre alcun limite di spesa, la creazione della sua residenza a Bruxelles alla Wiener Werkstätte. Nel dettaglio chiede All’architetto Josef Hoffmann la progettazione dell’edificio mentre a Gustav Klimt la realizzazione di un opera decorativa maestosa “Fregio Stoclet” (al cui interno è raffigurato l’Albero della Vita) da inserire nella sontuosa sala da pranzo.

Un progetto molto ambizioso

Lo studio Wiener Werkstätte aveva il compito di realizzare l’architettura dell’intero progetto, dall’edificio alle decorazioni, dall’arredamento alle suppellettili. Nell’insieme Adolphe Stoclet aveva come obbiettivo il raggiungimento della «totalità sublime». Un’opera d’arte totale con completa coerenza fra i vari elementi dell’opera artistica, ottenuta dalla fusione fra architettura, pittura e arti applicate. La grandiosa opera riuscì a tal punto che lo stesso Stoclet la definì «la casa più perfetta del mondo». Le bozze dei cartoni preparatori utilizzati furono acquistati da Otto Primavesi e, dopo la morte di Gustav Klimt, furono esposti al Museum Für Angewandte Kunst di Vienna.

Gustav Klimt L’Albero della Vita. Un lavoro eseguito con impegno e passione

Gustav Klimt incaricato di realizzare il fregio decorativo ad ornamento della sala da pranzo dell’abitazione Stoclet; si buttò con intensa passione nella realizzazione dell’opera commissionatagli, che rappresenta probabilmente uno dei suoi più apprezzati capolavori del “periodo d’oro”. Klimt prese talmente a cuore l’incarico che non si limitò alla creazione dei cartoni preparatori; decise di collaborare in prima persona al progetto fianco a fianco degli artigiani.

Un opera maestosa di diversi metri

Il grandioso Fregio Stoclet, di Gustav Klimt che occupa i due lati più lunghi dalla sala rettangolare e che si allaccia alla parete più stretta tramite un vistoso mosaico realizzato da motivi astratto-geometrici, è formato da un totale di quindici pannelli. Lo spettacolare mosaico, eseguito su un fondo di marmo bianco, è sfarzosamente decorato da elementi di rame, argento, oro, pietra dura, corallo e maiolica. Nella raffigurazione del Fregio Stoclet di Gustav Klimt, vengono meno le «forze avverse» che avevano viceversa caratterizzato Il Fregio di Beethoven. Non poteva esserci spazio per presenze ostili in una così leggiadra realizzazione dell’arte totale secessionista; obiettivo giunto a conclusione soprattutto grazie alla concessione dello stesso Stoclet di non porre limiti di spesa.

Il ciclo della Vita. Una costante per Klimt, anche nell’Albero della Vita

Per la creazione del mosaico nei due lati più lunghi, Gustav Klimt progettò cartoni di sette metri ciascuno, nei quali il protagonista è il famigerato Albero della Vita. Nella rappresentazione, dell’Albero trovano posto anche le straordinarie figure anch’esse conosciutissime: dell’Attesa e dell’Abbraccio. Gustav Klimt ha voluto rappresentare in modo iconico anche la morte, presenza inevitabile del ciclo della vita. Essa è impersonata dal rapace nero posato su un ramo.

Nelle stupende raffigurazioni di Gustav Klimt dell’Attesa e dell’Abbraccio agli opposti dell’Albero della Vita, si assiste alla perfetta realizzazione dello stile delle opere del “periodo d’oro” di Klimt. Le due rappresentazioni segnano infatti un netto contrasto tra il realismo dei volti e degli arti e l’astrattismo dei corpi, caratterizzato dalla bidimensionalità e da una serie di disegni marcatamente geometrici e astratti.

Un opera che raccoglie diversi stili cari a Klimt

I motivi utilizzati per la decorazione delle vesti dei personaggi attingono a un repertorio decisamente vario. Oltre alle figure geometriche possiamo infatti trovare rappresentazioni di animali o del mondo vegetale e richiami alla simbologia religiosa orientale, tema da cui è ripreso il motivo dell’occhio egizio.

Non c’è nesso fra i tre personaggi della rappresentazione. Lo sguardo dell’Attesa, volto verso la coppia di amanti, corre parallelamente ai margini del fregio. La coppia nell’abbraccio invece appartiene a una scena indipendente; l’uomo, che dà le spalle allo spettatore, ha la testa totalmente abbandonata dietro quella dell’amata; la quale invece ha gli occhi chiusi. Lo scenario pone i soggetti del fregio e l’osservatore su due piani separati: l’unico contatto fra le due parti viene stabilito attraverso gli innumerevoli occhi germogliati dall’albero e inseriti nelle vesti dei personaggi. 

Le bozze preliminari

I cartoni preliminari sono un esempio tipico del metodo di lavoro di Gustav Klimt, che realizzava i suoi bozzetti con la precisione di un’opera d’arte finita. Per la realizzazione dei preliminari utilizzò colori a tempera, acquerello, matite e gessetti, e impreziosì il tutto con applicazioni in oro e argento. Vi erano inoltre numerose annotazioni scritte di pugno dall’artista nelle quali veniva descritto con precisione come dovevano essere realizzati i vari elementi del fregio.

Il fregio integrale relativo alle bozze preparatorie utilizzate da Klimt. Da questo lavoro sono tratte alcune opere famosissime tra le quali “L’albero della Vita”

La più iconica tra le figure di fregio Stoclet

Motivo centrale del Fregio, è il celebre “Albero della Vitache diffonde i suoi eleganti rami a spirale sull’intera superficie delle due pareti più lunghe. Tra i rami dell’albero spiccano molti ornamenti  tra i quali svariati fiori caratteristici per la loro forma a occhi egizi. L’Albero della vita, rappresenta la salvezza dei pagani dopo l’apocalisse, è il simbolo dell’età dell’oro e richiama un tema che ricorre spesso nelle opere di Klimt: il ciclo della vita, nonché delle stagioni, e il ciclo ininterrotto che conduce dalla morte alla rinascita.

L'Albero della Vita di Gustav Klimt
Parte centrale del fregio è il celebre “Albero della Vita”

L’Attesa viene rappresentata con la figura di una danzatrice dai tratti egiziani. La danzatrice, dal taglio degli occhi allungato, è raffigurata con il splendido volto di profilo. Gustav Klimt nelle sue opere compone le mani sempre in posizioni particolari; in questo caso dipinte in un movimento danzante; orientate nella stessa direzione in cui volge lo sguardo della ragazza.

La veste che la figura dell’Attesa indossa, ha la forma di un grande triangolo che non lascia immaginare la forma del proprio corpo. La stoffa della veste ricalca la decorazione dello sfondo; è composta da triangoli decorati a loro volta da riccioli dorati e occhi stilizzati; ad essi si alternano triangoli decorati a fasce orizzontali campite di colori differenti. La danzatrice è percepita come una figura algida; nella sua veste prevalgono forme geometriche che contribuiscono a trasmettere freddezza.

Tutto diventa decorativo: la danzatrice stessa diventa un pezzo del fregio. Non c’è differenza fra il primo piano, in cui sono collocati gli attori del mosaico, e lo sfondo.

Il compimento finale dell’opera è rappresentato da 2 amanti stretti in un abbraccio profondo

La rappresentazione “dell’Abbraccio” è pensata in opposizione all’immagine dell’Attesa. Infatti, mentre questa appariva caratterizzata da un aspetto glaciale;  l’uomo e la donna sono colti in un momento di passione e serenità. A differenza della veste della danzatrice, realizzata attraverso l’accostamento di forme geometriche, gli abiti dei due amanti sono composti da cerchi e decorazioni fitomorfe.

Questa raffigurazione può essere letta come una rielaborazione dell’analoga immagine presente nel Fregio di Beethoven. In quest’ultimo il rapporto della coppia era ancora teso; nella rappresentazione per Palazzo Stoclet assistiamo invece a un completo ricongiungimento e a una ritrovata felicità. I due amanti sembrano al sicuro da minacce esterne, come se niente e nessuno potesse disturbare la loro unione che passa dal carnale allo spirituale.

Il Cavaliere - Fregio Stoclet
Gustav Klimt “Il Cavaliere”

Molti non lo sanno; Ma osservatelo bene…questo fregio rappresenta un Cavaliere. Ed è l’ultima figura rappresentata a destra dell’opera intera.

Per molto tempo il fregio posizionato nel lato corto della sala da pranzo è stato interpretato semplicemente come un astratto motivo decorativo. In realtà lo stesso Klimt, in una cartolina all’amica Emilie Flöge nel maggio 1914, spiega che si tratta in realtà di una versione fortemente stilizzata del cavaliere presente nel Fregio di Beethoven.

A differenza della versione precedente, stavolta il cavaliere veste un elmo bianco e un mantello policromo. Il mantello del misterioso cavaliere viene realizzato attraverso una serie di rettangoli; classica figura geometrica utilizzata da Klimt per la rappresentazione dell’elemento maschile. Il cavaliere svolge la funzione di custode dell’eterno «giardino dell’arte e dell’amore»; una volta sconfitte le crudeli forze del male, farà ritorno all’interno del giardino coronando il sogno d’amore con l’amata nel profondo abbraccio. Dunque è soprattutto grazie a lui che la coppia di amanti si sente al sicuro da minacce esterne.

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