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I quadri di Degas | Le Ballerine-I Nudi

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Il tema pittorico di Degas che ancora oggi è fonte di ispirazione e gode di maggiore popolarità, è quello legato alla raffigurazioni di danzatrici, nei momenti di studio o di spettacolo. Le rappresentazioni dell’affascinante mondo della danza classica sempre in auge, anche all’epoca piacevano tanto, erano molto di moda. Infatti i quadri di Degas ispirati alle scuole di danza e le loro ballerine, commercialmente erano tra i più facili da vendere. Come afferma in quel periodo il mercante d’arte Durand-Ruel, i collezionisti “volevano solo ballerine”. Degas ne è consapevole, si impegnerà spesso in questa tematica pittorica, al punto che le definirà con una nota di affettuoso sarcasmo “i miei articoli” quasi fossero oggetti da vendere.

Le fisionomie espressive delle ballerine nei quadri di Degas.

L’artista, è affascinato ed appassionato all’espressività delle fisionomie assunte dalle giovani danzatrici nei movimenti, nell’atto di danzare. Nei suoi primi lavori dedicati al mondo delle ballerine, l’artista ne studia in modo intenso le pose plastiche. Sceglie infatti, di raffigurarle nelle movenze, durante l’enfasi saliente del balletto. Tuttavia Degas si accorge che questo metodo nel cercare la perfezione della posa a tutti i costi, è troppo “freddo” asettico; decide dunque di cambiare metodo. I quadri di Degas ispirati alle ballerine ed al mondo della danza, cambiano.

Degas si dedica allo studio dei momenti di posa naturali.

Molto presto, tuttavia, Degas sceglie di immortalare le danzatrici non nei movimenti a passo di danza aggraziati, leggiadri, ma  bensì quello in cui gli arti si «ricompongono», dopo i movimenti, riconducendo a posizioni buffe, sgraziate, persino ridicole. Degas, in effetti, era molto interessato alle attitudini delle movenze dei corpi femminili. Egli, tuttavia, non desiderava esaltarli, aggraziarli come prescritto da una visione consolidata dell’arte che si andava stratificando ormai da secoli; viceversa, nei suoi dipinti li “ferma”  in maniera drammaticamente realistica, annichilendone la grazia, mettendone spesso in risalto la buffa goffaggine.

I quadri di Degas assumono un espressione diversa.

Gli ammiratori dei quadri di Degas, comprendono perché il filosofo dell’epoca Hippolyte Taine parlasse, riferendosi al balletto, di un «mercato di fanciulle»: “fanciulle che, senza mascheramenti di alcuna sorta, sono spesso di bassa estrazione sociale, e che nella prospettiva di un’ascesa sociale si sottopongono a un mestiere tutt’altro che facile, logorandosi, avvilendosi, affaticandosi ed esaurendosi” Nella sostanza, dunque, Degas crea una vera rottura dell’iconografia aggraziata e materialistica del corpo femminile. Infatti descrive in modo impietoso anche il vero mondo del balletto d’opera.

Perfetta, in questo caso, l’analisi condotta da Paul Valéry:

“Non donne, ma esseri di una sostanza incomparabile, traslucida e sensibile, carni di vetro follemente irritabili. Cupole di seta ondeggiante, corone trasparenti, lunghi nastri vivi percorsi tutti da rapide onde, frange e increspature che esse piegano e spiegano; e intanto si voltano, si deformano, fuggono via, fluide quanto il fluido massiccio che le comprime; le sposa, le sostiene da ogni parte, fa loro posto alla minima inflessione e le sostituisce nella forma.

Là, nella pienezza irriducibile dell’acqua che sembra non opporre alcuna resistenza, queste creature dispongono di una mobilità ideale; vi distendono e raccolgono la loro raggiante simmetria. Niente suolo, niente solidi per queste ballerine assolute: niente palcoscenico, ma un centro dove appoggiarsi in tutti i punti che cedono dove si voglia. Niente solidi, nei loro corpi di cristallo elastico, niente ossa, niente articolazioni, giunture invariabili, segmenti che si possano contare.

Mai nessuna ballerina umana, donna ardente, ebbra di movimento, del veleno delle sue forze eccedenti, della presenza infuocata di sguardi carichi di desiderio, mai ha saputo esprimere l’offerta imperiosa del sesso, l’appello mimico del bisogno di prostituzione, come questa grande medusa che, con gli scatti ondulatori del suo flutto di gonne e festoni, che alza e rialza con insistenza strana e impudica, si trasforma in sogni di Eros” (cit. Paul Valery).

I nudi femminili di Degas.

Già a partire dai suoi esordi insieme alle ballerine, i nudi femminili sono uno dei soggetti preferiti delle tele di Degas. La quantità dei nudi dipinti da Degas, è davvero -quadri-di-Degas-Le-ballerine-i-Nudiimpressionante, molto numerosa. Infatti è assolutamente importante, in quanto Degas artista ispirato da un indole innovativa, sperimenta sempre nuove soluzioni pittoriche. Molte di esse sono imperniate intorno ai pastelli. Sfregando la materia colorata come la cera sulla carta, infatti, Degas riesce a rivelare le proprie doti di grande colorista. Oltre alla tecnica con pastelli, metodo che tra l’altro assicura una grande rapidità d’esecuzione, Degas ha utilizzato la litografia e la tecnica del monotipo.

Il realismo delle posture nei dipinti di Degas.

Degas elabora i nudi non più secondo le convenzioni dell’arte del Salon, ma già durante gli anni settanta del XIX secolo aggiorna la propria produzione secondo le istanze del Realismo. La passione dell’artista si fissa, sin dall’inizio, sull’indagine realistico conoscitiva e oggettiva della realtà. Questo in netta contrapposizione agli atteggiamenti di astrazione e di stilizzazione promossi dalla tradizione puramente accademica. Sotto l’influsso del realismo  il pittore si apre al dominio del vero; questa configurazione, è già presente nei bozzetti che ritraggono gli interni delle case chiuse parigine. Infatti, questi sono concepiti da Degas come immagini dove cristallizzare le proprie riflessioni sul nudo. Degas raggiunge il proprio apogeo alla fine degli anni settanta del XIX secolo, quando il egli approda ai cosiddetti nudi «naturalistici».

I quadri di Degas, interpretano la naturalezza del corpo.

Nei nudi naturalistici Degas interpreta in modo spettacolare i movimenti e le posture naturali dei corpi delle modelle. Esse sono colte durante lo svolgimento di attività quotidiane apparentemente banali, come asciugarsi e pettinarsi i capelli, lavarsi, o persino riposarsi dopo la toeletta. Gli artisti consolidati alla tradizione accademica idealizzano le figure nude, così da nasconderne le imperfezioni fisiche. Degas invece dà vita a nudi artistici che “hanno la prosaica verità dei gesti che stanno compiendo ma che non ricadono nello statuto d’immagine pornografica mediante «la rappresentazione di gesti che non hanno niente di voluttuoso, perché rientrano nelle naturali mansioni che il nostro corpo ci impone” (Rocchi).

Una scelta consapevole.

Registrare questi aspetti marginali ma significativi del quotidiano è una scelta precisa di Degas, che si propone di fissare la realtà senza metterla in posa, anzi, mettendosi di nascosto: in tal senso i suoi nudi presuppongono l’assenza di un osservatore e si pongono nei confronti dei personaggi, stando a una frase che l’artista adorava ripetere, «come se si guardassero dal buco della serratura». «Il nudo» spiega Degas “è sempre stato presentato in pose che presupponevano un pubblico; invece le mie donne sono gente semplice, onesta, che non si occupa d’altro che della propria cura fisica”. Studiando le donne mentre compiono nell’intimità riti quotidiani connessi alla cura del proprio corpo («come gatte che si lecchino» commenta il pittore) Degas rinnega completamente l’ideale marmoreo accademico.

 

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